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Un accurato studio-tipologico del complesso di Palazzo Fiano ha
orientato l'impostazione progettuale su precise linee di intervento,
distinte tra complesso originario e ampliamento ottocentesco della
Sala; le diverse destinazioni d'uso sono ad oggi leggibili grazie
ad un intervento che ne ha voluto mantenere la memoria senza rinunciare
a realizzare una multisala cinematografica tecnologicamente adeguata
tramite una nuova distribuzione funzionale degli spazi ed i necessari
adeguamenti normativi.
Il restauro dell'impianto tipologico originario permette oggi la
rilettura del complesso architettonico e degli apparati decorativi:
durante i lavori sulle volte sono state portate in luce pitture
murali di particolare pregio coeve all'edificio, che attraverso
un restauro mirato saranno restituite al patrimonio artistico della
città.
Tutti gli interventi edilizi e di arredo sono improntati alla massima
riconoscibilità e pertanto sono fisicamente separati dagli
involucri originali.
Il trattamento materico e cromatico delle superfici di progetto
tende decisamente in questa direzione nei volumi dei servizi della
Sala A, nella passerella metallica di collegamento e di accesso
alla cabina di proiezione, nelle pareti dell'atrio e nell'allestimento
della Sala B. L'impianto illuminotecnico sottolinea, attraverso
l'uso di corpi illuminanti da incasso a pavimento, il distacco degli
interventi di progetto dagli involucri originari. Le superfici di
calpestio degli ambienti settecenteschi sono caratterizzate dall'accostamento
di un parquet listellare ad alta resistenza che segna i percorsi
e le aree funzionali, mentre il perimetro degli ambienti, in aderenza
alle murature storiche, è realizzato con un più consono
materiale lapideo (cubetti di porfido).
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